Le radici della violenza esercitata dagli uomini sulle donne
hanno origini davvero antichissime. E non è necessario andare in luoghi lontani o
attraversare culture diverse dalla nostra. Proprio la cultura occidentale porta
in sé il retaggio e il seme della presunta superiorità maschile e della
discriminazione di genere. I Romani infatti prevedevano, per norma addirittura
risalente alle origini della città e alle XII Tavole, istituti di matrimonio
che, comunque vengano letti, sviliscono la dignità della donna. Tra i patrizi
era norma, fino ad una certa epoca, la confarreatio, con la quale il marito
acquisiva la manus della moglie, tra i cui poteri erano compresi anche il
diritto di uccidere la propria moglie nel caso in cui avesse commesso adulterio
o avesse bevuto vino. Quest’ultimo “reato”, secondo la tesi più accreditata,
aveva a che fare con la capacità del vino di far perdere i freni inibitori e
soprattutto di facilitare la chiacchiera, evitata alle donne romane. La
confarreatio non era esercitabile dalla plebe, e presto cadde in disuso, o
meglio restò come esclusivo costume matrimoniale del Flamen Dialis (sacerdote del culto in onore di Giove), così si diffuse l’uso
plebeo della coemptio anche tra gli aristocratici.
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"Passato prossimo" di Eva Cantarella |
Questo negozio (cum
+ emptio = con / mediante l’acquisto) prevedeva il passaggio dei poteri dal padre
della nubenda al marito, attraverso una vendita fittizia che sanciva la mancipatio,
analogamente a come si faceva per animali, schiavi o particolari proprietà. È chiara
l’idea che una moglie era un affare patrimoniale, che riguardava un’intera
famiglia. Era altresì, e con maggiore e immediata evidenza, un fatto
patrimoniale il matrimonio per usus, che analogamente alla nostra usucapione,
determina la proprietà di una cosa (i Romani distinguevano tra animata e
inanimata) dopo un dato tempo di “uso” continuato, che nel caso degli esseri
umani (ad esempio la donna/fidanzata) era di un anno. Trascorso tale tempo, il
marito usucapiva la manus della moglie, e se era “alieni iuris”, per lui la
usucapiva il pater familias. Il munus, come detto, comprendeva molti diritti
fino alla vita e alla morte.
Questa la storia. Antica? Sulla carta sì, almeno in
Occidente, dove le donne dopo secoli di battaglie, con determinazione hanno
ottenuto la parità. Eppure è storia di oggi che, a parità di condizioni,
abilità e professionalità, le donne guadagnano meno degli uomini e ricevono
minori gratificazioni professionali. È stata necessaria una legge, molto
recente (per esempio in Italia le “quote rosa”), per garantire alle donne un
certo numero di seggi in Parlamento. E (ahimè!) è storia di tutti i giorni il
perpetrarsi di abusi, violenze psicologiche e fisiche, fino agli omicidi che le
donne subiscono da parte di uomini, per lo più dalle persone di cui si fidano:
mariti, conviventi, amanti, padri, fratelli. A volte penso che la determinazione
delle donne, la loro capacità di saper fronteggiare situazioni diverse
contemporaneamente (famiglia, casa, lavoro) faccia talmente paura agli uomini
che preferiscono restare ancorati ad arcaici e pretestuosi sentimenti di
superiorità, per mantenere la dignità.
L. I.