lunedì 8 febbraio 2016

Il viaggio del Liceo Classico

Ciao a tutti,

Questa è la presentazione in formato PowerPoint "Il viaggio del Liceo Classico", che ho preparato per l'Open Day dell'Istituto Pontano:

DOWNLOAD Il viaggio del Liceo Classico


Mi rivolgo a tutti i ragazzi e le ragazze che stanno decidendo a quale scuola iscriversi:

Perché dovreste scegliere il Liceo Classico?

•Perché insegna a ragionare e a resistere

•Perché forma la Persona libera e consapevole

•Perché il nostro Paese è la culla della civiltà classica

•Perché la cultura classica è la dotazione di base indispensabile per sviluppare le sensibilità e le conoscenze utili a far comprendere il nostro Paese e le sue potenzialità di sviluppo economico prima di tutto agli Italiani

•Perché il valore dell’arte, della cultura, dell’ambiente e di tutto ciò che ha reso grande l’Italia nel mondo, costituiscono il nostro petrolio e la ricchezza del futuro

•Perché questa ricchezza ha bisogno di individui capaci di comprendere questo valore e trasformarlo in industria turistico culturale

•Perché gli Italiani vivono in un museo a cielo aperto senza saperlo

•Perché la carenza di formazione classica degli ultimi decenni ha fatto perdere la capacità di capire la propria identità e il proprio valore di grande Nazione, capitale mondiale della cultura (Pompei che crolla, il Colosseo degradato, Reggia di Caserta abbandonata etc.)

Come vedete, ci sono molti motivi per scegliere il Liceo Classico!
Vi aspettiamo all'Istituto Pontano, per studiare con noi in #UnClassicoDiverso!

EGJP

venerdì 5 febbraio 2016

Le statue coperte

Può davvero una statua millenaria, espressione di una cultura e di un tempo essere offensiva per un uomo del 21° secolo?
Una domanda quasi retorica per noi occidentali che di cultura greca e latina, di arte e plasticità abbiamo intrise ogni cellula del nostro corpo. Il nostro patrimonio anche genetico si fonda e si nutre proprio di quella ricerca del bello, dell’infinito, della libertà che non è ostentazione né impudicizia. Eppure è accaduto che qualcuno, occidentale, abbia pensato che quella cultura, quell’arte potessero offendere.
 
E’ accaduto in Italia, patria e culla dell’arte. E’ accaduto per “onorare”, dicono, la visita del presidente iraniano Rohani in Europa, prima tappa Roma. Il cerimoniale del presidente iraniano aveva chiesto che non capitasse che il presidente potesse essere fotografato in situazioni imbarazzanti o contrastanti la sua fede-cultura, compresa magari la vicinanza a statue ritraenti nudi. Ma da qui a coprirle il passaggio è davvero lungo. Ed è  ragionevolmente insostenibile. Abbiamo un patrimonio unico al mondo, abbiamo avuto la fortuna di ereditare esempi rari di ricerca della bellezza e dell’armonia. Abbiamo ricevuto proprio da quegli antenati le radici di quel pensiero libero e creativo, che per ossequio alla libertà, per rispetto della cultura fa si che i nostri rappresentanti all’estero, uomini e donne liberi, si propongano nei Paesi di cultura e tradizione diverse di volta in volta indossando il velo o la kippah, mangiando kasher o non bevendo alcool. Noi no!
Noi per ospitare e accogliere, togliamo i crocifissi dalle aule, copriamo statue millenarie, bandiamo il vino dalle nostre tavole! Ma davvero è questa l’ospitalità? Accogliere non è forse anche farsi conoscere, entrare in un dialogo leale e aperto? Cosa c’è di leale nella “copertura”, nell’omissione?
Mi sento un po’ sdegnato da questo tradimento alle radici e davvero spero che uomini Liberi e più illuminati possano in futuro restituire al mondo l’idea di un’Italia fiera del suo patrimonio. Non basta creare relazioni economiche per far crescere un Paese e soprattutto non c’è bisogno di rinnegarsi.
L. I.

Diversità e vergogna

Adamo ed Eva si coprirono con le foglie quando “scoprirono” di essere nudi; e si nascosero dalla vista del loro Signore e Creatore. Non più liberi, conosciuto il male oltre il bene, provarono vergogna, disagio.
 
 
Più avanti nel tempo gli spartani preferirono uccidere i loro figli handicappati per non far vivere loro nel disagio, ma soprattutto per non mostrare in una cultura di ricerca del bello e della perfezione stilistica la creature deforme o minorata che avevano generato perché, secondo cultura, meritevoli di una punizione divina.
Vergogna. E’ una parola che accompagna spesso attraverso i secoli la diversità. Vergogna è per il dizionario “Profondo e amaro turbamento interiore che ci assale quando ci rendiamo conto di aver agito o parlato in maniera riprovevole o disonorevole…Motivo di riprovazione e disonore” e ancora “Sentimento più o meno profondo di turbamento e di disagio suscitato dalla coscienza o dal timore della riprovazione e della condanna (morale o sociale) di altri per un’azione, un comportamento o una situazione, che siano o possano essere oggetto di un giudizio sfavorevole, di disprezzo o di discredito”. Riguarda il sentire di ciascuno quindi, ma in relazione con l’altro o con gli altri, o con l’omologazione sociale, o con la morale di una determinata società di appartenenza.
Ma oltre la diversità fisica, razziale, genetica di cui tutti parliamo, della cui emarginazione tutti, o quasi, ci sdegniamo, esiste una diversità storico-culturale.
L’occidente, l’Europa, l’Italia hanno una cultura diversa dall’Oriente, dal Medioriente, è diversa la storia che le ha generate.
Ma trattasi di cultura, di tradizioni, di un patrimonio. E di questa diversità ci si può vergognare? Mi riferisco alle scelte italiane fatte in occasione della visita istituzionale a Roma del presidente iraniano Rohani: coprire le statue dei Musei Capitolini che rappresentano la bellezza anche attraverso la nudità, ovvero la bellezza e l’armonia dei corpi rappresentati nella naturalità del loro esistere ed escludere il vino, altro emblema della tradizione e della cultura di questo nostro Paese, dai pranzi ufficiali.
 
Qual è il senso? Mi chiedo, ancora una volta, di questa esclusione. Quale la vergogna?
Lo sdegno internazionale è ampiamente condivisibile. E lo stupore pure. Il libero arbitrio dove è finito? Il rispetto di sé può cedere il passo all’ostentazione del rispetto di un altro? La storia, che è piena di azioni di accondiscendenze, che hanno portato tragedie all’umanità, davvero non ha insegnato nulla?
Auguriamoci che, con questi uomini che scelgono le forme di accoglienza, non dobbiamo mai venire a patti con capi di Stato cannibali... perché non oso neppure immaginare il menu!!!!
Vergogna, sì lo voglio dire io, ma lo indirizzo a chi ha fatto una scelta così scellerata da tradire le proprie origini e la propria cultura.
 
L.I.

Il mio gennaio in #UnClassicoDiverso

Salve a tutti,

circa una settimana fa abbiamo analizzato in classe gli stipendi nell'Antica Roma. Sono sicura che resterete a bocca aperta, proprio come siamo rimasti noi. E' estremamente sorprendente il modo in cui un cittadino romano fosse capace di andare avanti e mantenere la sua famiglia con stipendi così bassi. Nel II Secolo a.C. un semplice legionario aveva infatti uno stipendio di circa 120 denari all'anno! La spesa annuale per farina, olio e vino portava via ben 85 denari, quindi restava ben poco a disposizione per gli acquisti di altri beni. E pensare che noi non riusciremmo a sopravvivere neanche una settimana, se facessimo riferimento a un ipotetico cambio in euro di quelle paghe.

 

Un paio di settimane fa, invece, abbiamo guardato un filmato riguardo le specialità culinarie dell'Antica Roma ed erano ben diverse da quelle attuali. I Romani non facevano mai a meno di insaporitori e spezie pur di assaporare un gusto diverso e di coprirne alcuni.

Il 27 Gennaio abbiamo, inoltre, visto un filmato in cui il noto ciclista Bartali aiutò tanti bambini ebrei a scappare in Sud America, verso la salvezza. Abbiamo paragonato questo gesto alla beneficenza che molti vip di oggi fanno, più per i media che per il vero scopo. Ma abbiamo cercato soprattutto di puntare l'attenzione sul fatto che Bartali è stato in grado di vedere quei bambini con grande umanità e quindi tutti uguali, tra loro e tra tutti. Non ha fatto distinzioni, non li ha considerati diversi nè tantomeno disprezzati. Questo è in realtà lo scopo del nostro blog: ricercare e prendere qualsiasi tipo di diversità in modo da ammirarle e mai disprezzarle.

FV

giovedì 4 febbraio 2016

Un #friendsday diverso

Oggi abbiamo festeggiato il ‪#‎friendsday‬ leggendo e traducendo il capitolo 23 del "De amicitia" di Cicerone:

E poiché l'amicizia comporta moltissimi e grandissimi vantaggi, allora quella è nettamente superiore a tutte le cose, per il fatto che alimenta buone speranze che rischiarano il futuro e non permette all'animo di deprimersi e di abbattersi. Chi guarda un vero amico, in realtà, guarda come un ritratto di sé. E così gli assenti diventano presenti, i poveri ricchi, i deboli forti e, quel che è più difficile a dirsi, i morti vivi; tanto grande onore, ricordo e desiderio degli amici li accompagna. E da ciò la morte di quelli sembra felice, di questi sembra lodevole la vita. Poiché se toglierai il legame dell'affetto alla natura, nessuna casa, nessuna città potrà esistere, neppure l'agricoltura sopravvivrà.
Se ciò non è chiaro, si può capire dai dissensi e dalle discordie quanto sia grande la forza dell'amicizia e della concordia. Quale casa infatti è così stabile, quale città è così resistente da non poter essere stravolta fin dalle fondamenta dagli odi e dalle divisioni interne? E da ciò si può giudicare quanto ci sia di buono nell'amicizia.
 

Cumque plurimas et maximas commoditates amicitia contineat, tum illa nimirum praestat omnibus, quod bonam spem praelucet in posterum nec debilitari animos aut cadere patitur. Verum enim amicum qui intuetur, tamquam exemplar aliquod intuetur sui. Quocirca et absentes adsunt et egentes abundant et imbecilli valent et, quod difficilius dictu est, mortui vivunt; tantus eos honos, memoria, desiderium prosequitur amicorum. Ex quo illorum beata mors videtur, horum vita laudabilis. Quod si exemeris ex rerum natura benevolentiae coniunctionem, nec domus ulla nec urbs stare poterit, ne agri quidem cultus permanebit. Id si minus intellegitur, quanta vis amicitiae concordiaeque sit, ex dissensionibus atque ex discordiis percipi potest. Quae enim domus tam stabilis, quae tam firma civitas est, quae non odiis et discidiis funditus possit everti? Ex quo quantum boni sit in amicitia iudicari potest.

‪#‎UnClassicoDiverso‬

lunedì 1 febbraio 2016

Eroi diversi

Come sappiamo, in tempo di guerra il tema del diverso e la concezione dell’altro non erano gli stessi di adesso, la Germania e l'Italia erano accecate dalla follia dei dittatori e le leggi razziali non lasciavano scampo ai “diversi”.

Gino Bartali all’epoca compie un gesto che non può essere definito di stampo patriottico, in quanto egli salva centinaia di ebrei e non di suoi connazionali, nemmeno ne trae guadagno, lui rischia la vita per salvarne altre che, se anche “diverse”, erano pur sempre vite umane.

Molti non avrebbero avuto il coraggio di mettersi così tanto in pericolo, egli infatti, pur essendo famoso tanto da essere riconosciuto per strada, rischia tutto per aiutare quegli 800 bambini ebrei, infatti lo fa come gesto di pura umanità. Questo tipo di gesti in una società come la nostra avvengono di rado, anche perché quasi tutti pensano al guadagno personale e non ad aiutare gli altri per il solo piacere di farlo e per dovere morale, in quanto siamo tutti umani anche se spesso “diversi”. Bartali fa quello che fa da anonimo, non si fa pubblicità, infatti il suo gesto eroico viene scoperto molti anni dopo . Molto spesso oggi i grandi sportivi fanno gesti per aiutare gli altri come donazioni o atti di beneficenza, ma sono sempre sotto i riflettori e finiscono per diventare meri gesti propagandistici che comunque portano loro vantaggio. Quello che uno sportivo o un qualunque grande personaggio famoso può e dovrebbe fare è di utilizzare la propria fama internazionale per spingere la gente a capire i bisogni delle persone nel mondo o per far avere alla gente il coraggio di fare qualcosa che da sola non farebbe mai. Non dimenticherò mai l’atto con cui il grande pugile Muhammad Alì fece alzare un grido in America, per metà di appoggio, per metà di disprezzo. Egli decise infatti di non andare in guerra, dovette così pagare 10000 dollari di multa e dovette anche scontare 3 anni in carcere perdendo ogni suo titolo, motivò la sua decisione dicendo al mondo che ascoltava: “I vietcong, contro cui dovrei combattere e per mano dei quali dovrei morire non mi hanno fatto nulla, mentre i bianchi sotto casa mi chiamano “Sporco negro”, così ora io decido di rimanere qui e combattere loro e nessun altro”.
 
Dopo quella dichiarazione, un numero sempre maggiore di uomini di colore in America decisero di non partire.
Molti meriti vanno anche a tutti quei personaggi famosi che oggi sono il volto dell’Unicef e grazie ai quali sono state fatte centinaia di donazioni, essi come Alì e Bartali non hanno guadagno ma fanno qualcosa per fare sì che anche coloro che vengono considerati “diversi” possano vivere come ogni uomo dovrebbe poter fare.
Svegliamoci la mattina sapendo che aiutare gli altri per quanto “diversi” è un bene! Scopriamo cosa sia il dono del dare senza ricevere, facciamo del nostro mondo terra di tutti: bianchi, neri, cristiani, ebrei, musulmani, occidentali ed orientali!
E se questo può voler dire rischiare, facciamolo senza pensare perché il grazie che riceveremo sarà migliore di qualsiasi ricompensa! Se è vero che l’ uomo è alla costante ricerca della felicità, ricordiamoci che sono questi i gesti che ci rendono realmente felici!
Ayn Rand disse: “Siamo tutti fratelli sotto la pelle, e io vorrei spellare l’ umanità per dimostrarlo”.

 
S.S.

sabato 16 gennaio 2016

¡UN PASTO DIVERSO!

© Google immagini
Salve a tutti ragazzi,
È la prima volta che pubblico una recensione scritta da me sul blog, non c'è un motivo particolare... probabilmente aspettavo solamente il momento adatto e quindi, una volta aperto il discorso sul cibo, penso che il momento adatto sia proprio arrivato! In ogni caso, penso sia chiaro l'argomento che andiamo a trattare oggi, meglio cominciare da subito...


A cosa pensereste se vi dicessi di riflettere per un secondo ad un ipotetico pasto nell'antica Roma? Pranzi e cene interminabili e tavole con sfarzosi banchetti e mense affollate stracolme di persone... carne, carne, carne.
Insomma, ammettiamolo: questa è la solita immagine che spunta nel nostro cervello. Io prima d'ora non avevo mai approfondito l'argomento eppure questo è ciò che ho sempre pensato, forse a causa delle diffuse  leggende classiciste.  In ogni caso partiamo senza presupposti, anche perché non era sempre così e non per tutti.
Salvo alcuni ricevimenti particolari, la stragrande maggioranza dei romani mangiava normalmente  attorno ad un tavolo. I romani dividevano la loro alimentazione in tre pasti giornalieri. Non erano soliti a dedicare molta attenzione ai primi due e molto spesso ne abolivano anche uno...
La cena era un pasto importante: essa durava di più degli altri due, però terminava sempre prima che arrivasse notte fonda (fatta eccezione per i grandi banchetti che duravano anche fino all'alba).
Loro si nutrivano principalmente di cereali, e non di certo quelli che mangiamo noi oggi. Parliamo di orzo, farro, grano ed altri tipi di cereali non lavorati. Mangiavano tanti legumi, frutta, verdura, formaggi, uova e talvolta pesce e carne. Analizziamoli in modo schematico:
-la carne. Principalmente di manzo o di maiale, la carne veniva bollita o arrostita, delle volte anche affumicata. La razione di carne giornaliera era di circa 160 g.
-le verdure. Consistevano principalmente in legumi, o in caso di necessità, in erbe e radici. Era notevole, inoltre, la consumazione di aglio e cipolle. La razione giornaliera si aggira intorno ai 40-50 g.
-il formaggio e l'olio d'oliva. Ricavato dalle mucche, il formaggio aveva il vantaggio di poter essere conservato a lungo anche nei campi militari dai soldati. Per l'olio invece, sappiamo che i suoi utilizzi oltrepassavano quelli di semplice condimento per arrivare ad un utilizzo come elemento curativo per le pelli.
-la frutta. Mele, pere, ciliegie, uva, noci, castagne e fichi. Fresca o secca che fosse, era utilizzata soprattutto in ambito militare.
Ad accompagnare quasi tutti i pasti c'era il pane, simile a quello che abbiamo noi oggi nelle nostre tavole, ma non del tutto: ci sono molti ingredienti di cui noi facciamo uso, che a quei tempi ancora non esistevano. Per preparare il pane, infatti, amalgamavano acqua, grano macinato fino a diventare farina e (al posto del lievito che usiamo noi oggi) uva.
I romani erano soliti insaporire quasi tutti i pasti con il GARUM, una salsa liquida a base di interiora di pesce sotto sale ed erbe aromatiche. Ne esistevano numerose varianti, a seconda del tipo di pesce o del periodo di maturazione.
Per tutti il pasto principale era dunque la cena. Per non parlare poi dello stragrande utilizzo di vino…
Anche qui ci sono delle diversità, ma è ciò che più piace a noi ragazzi di questa classe.
Esso doveva, bene o male, consistere in un liquido più che denso, fermentato con diverse qualità di uve. Era tipico allungarlo con dell'acqua e successivamente insaporirlo addirittura con cannella e spezie varie.
Poi lo addolcivano con il miele…
Beh, quest'ultimo ingrediente era ciò che più usavano a mio parere, ma era concepibile vista la mancanza di zucchero.
Non volendomi dilungare ancora molto, voglio trattare l'ultimo argomento, che tra l'altro è quello che mi ha sbalordito un po'.
Sapete di cosa si nutrivano i gladiatori?
Non potreste immaginarlo o, almeno io, non l'avrei mai pensato. Loro erano vegetariani! Ho fatto delle ricerche e si dice che dalle ossa ritrovate in tombe di gladiatori traci si possa confermare quest'ipotesi.
Non si sa bene il motivo.
Insomma, loro erano spesso schiavi, erano destinati alla morte, e quindi è probabile che sia questo il motivo. La carne costava molto infatti. Ma i Romani potrebbero anche aver capito prima di noi che mangiare troppa carne rossa fa male e che quindi, essendo comunque i gladiatori degli "sportivi", la carne non era un alimento loro consigliato. In ogni caso facevano utilizzo, prima delle lotte, di bevande simili alle odierne bevande energetiche.
Cosa penso io di tutto ciò?
Se avessi vissuto in quel periodo, penso che tutti i pasti che ora considero "strani" sarebbero stati parte della mia normalità. Alcune cose mi sarebbero piaciute, altre meno, ma avrei mangiato comunque tutto. Penso che mi sarebbe piaciuto vivere in quell'epoca, anche se non posso sapere in pieno come sarebbe stato. Mi attengo alle sensazioni che provo anche quando vengo a conoscenza di simili abitudini da loro praticate.
Voi cosa ne pensate?

                                                            |---->Lol.

LP